Dalla Parrocchia

I VOLTI DI WAMBA

di p. Franco Cellana

Vi scrivo da un lettino dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove mi trovo da un mese per la chemioterapia per poter vincere e debellare la “mala bestia” di un andenocarcinoma all’esofago scoperto dai dottori di Nairobi ai primi di aprile. Dalla finestra dell’Ospedale vedo i tetti della citta’, scruto l’andirivieni delle macchine che sostano all’Entrata principale scaricando con gentilezza e sofferenza persone di ogni eta’ e condizione che entrano a questo Centro per una cura di speranza e rigenerazione. Un nuovo mondo che sto riscoprendo…

Ogni giorno il mio pensiero vola in Kenya e a Wamba. Sono partito dopo Pasqua salutando la comunita’, chiedendo preghiere e supporto in questo nuovo evento di vita. Alcuni anziani a nome di tutti mi hanno dato la loro benedizione con il bastone sollevato in alto: “Nenda, upone vizuri, rudi mapena, Mungu yupo pamoja nawe” (Vai, curati bene, ritorna presto, Dio e’ con te). In questo augurio contemplo oggi i volti di Wamba. Scrivo cosi’ alcuni pensieri a tutti voi che mi seguite da vicino nella mia vita africana, quale segno di riconoscenza e gratitudine.

Wamba rifiorisce.

                  Nel 2014 qualcosa sta cambiando a Wamba. E’ nata la speranza tanto attesa. Il “pianto” della popolazione di Wamba (15 mila abitanti) per avere acqua, dopo 7 anni di aspettativa e di promesse da parte del Governo e di altre ONG e’ stato accolto…

–        L’Ordine di Malta che nel giugno 2013 aveva ricevuto il nostro invito di venire a offrire un segno di solidarieta’ in questa zona del nord tra i nomadi, ha piantato le sue tende qua. Dopo vari tentativi di ricerca con esperti geologi, durante la Pasqua 2014 ha istallato la trivella sotto la montagna e scavando 5 pozzi ha potuto trovare una ricca falda di acqua dolce a 55 metri. Quale gioia e consolazione per tutti. Finisce un incubo, inizia una “stagione nuova”. Ora dovrebbe iniziare la seconda fase di studio per la distribuzione dell’acqua a tutti i gruppi (12 villaggi), alle istituzioni, scuole, Ospedale e Missione. Dio e’ grande…

–        Il Camion sognato. Prima di Pasqua siamo riusciti a concludere l’acquisto di un Camion Militare Iveco 175 ( 4×4) grazie al prezioso contributo dell’Associazione Insieme per Wamba.  Servira’ per il trasporto dell’acqua alle scuole delle manyatte durante i mesi di siccita’, e per il trasporto legna, materiali e gruppi di persone per gli incontri. E’ gia’ in pieno servizio con la gioia di tanti Samburu che vedono arrivare la benedizione di Nkai. Dio e’ condivisione…

–        Lavori e Progetti. Il laboratorio tecnico della Missione ha preparato da gennaio banchi e letti per le scuole. Grazie alla presenza di alcuni gruppi di volontari (Brescia, Ledro, Firenze e Venezia) ha facilitato la messa in atto di una struttura metallica per la Scuola/Cappella di Remot che servira’ come modello per altri centri, e la costruzione semplice di una cucina tipo per gli asili, piantata a Narrapai, una nuovissima comunita’ samburu. Dio e’ generoso…

–        Asili e Poveri. Gli Asili sparsi un po’ dovunque nel territorio sono molto spesso dimenticati dal Governo, privi di mezzi, di un minimo di struttura, e di cibo. Stiamo cercando di sostenerli grazie al contributo di alcuni Gruppi che hanno preso a cuore i piu’ piccoli. I Samburu non sono poveri, ma ci sono tra di loro tanti poveri quando arriva la siccita’ e i greggi sono lontani: anziani e bambini piccoli dimenticati nelle manyatte per tanto tempo senza latte, senza acqua e senza cibo. Anche a loro va la nostra attenzione e cura.

Wamba sprofonda.

Non tutto e’ positivo a Wamba. Ci sono delle ombre che pesano sulla comunita’: la mancanza di lavoro per i giovani, la carenza di un programma di agricoltura ( il terreno e’ riarso, sabbia e ghiaia in ogni zona dove imperano le ombrellifere che creano solo panorama). L’assenza degli uomini per tante attivita’, la loro Banca e’ il bestiame che e’ intoccabile. Solo le donne vanno sulla montagna a preparare il carbone o a tagliare i “fito” (bastoni) per costruire le tipiche casette samburu. Ma molte famiglie sono senza capre o mucche per cui diventa difficile sopravvivere, senza alimenti o altre risorse.I volatili (galline e uova) non erano nel loro menu tradizionale ma finalmente molti adesso hanno capito l’importanza di estendere in altri campi la possibilita’ di sopravvivenza.

–        Gli ubriachi (uomini, donne e giovani) sono in aumento.E’ una piaga che si sta estendendo a tutti i livelli fin verso le manyatte sulla strada di Isiolo e verso Maralal. Naturalmente chi soffre di piu’ sono i bambini dimenticati dai genitori o dalle mamme per giorni e giorni : spesso sono sporchi, senza vestiti e.. affamati.

–        La mancanza di salute. Nonostante l’attivita’ dell’Ospedale e di un Health Centre governativo fin dagli anni ’60, manca ancora una coscienza di prevenzione e salute. Tanti malati   vengono curati con cure tradizionali. I “Wazee” (anziani) sono passivi spesso di fronte a problematiche esistenti nella comunita’e nella famiglia. Sono estremamente resistenti ad offrire il loro contributo di qualche capra o mucca in favore di un malato, per la scuola dei figli o altri eventi familiari. Il loro patrimonio lo tengono caro e sacro.

–        Alcuni fattori estremamente duri. La mancanza del culto del morti : soprattutto per le ragazze non circoncise e non sposate o per i moran (guerrieri) che muoiono giovani, vengono portati sotto una pianta e dilaniati dalle iene, sciacalli o altri predatori. Le ragazze che hanno accesso libero alle feste di iniziazione dei guerrieri per diventare adulti (El Muget) non devono rimanere incinte, pena gli aborti che distruggono spesso il loro corpo producendo infezioni terribili e anche preclusione di altre maternita’.

Wamba si illumina.

Non siamo spaventati o demoralizzati per queste realta’ umane negative. Al contrario ci siamo proposti come pastori “in mezzo alle pecore” come dice Papa Francesco, di entrare a conoscere, a dialogare e a proporre una luce nuova per questa cultura antica e profonda. Educazione, dialogo, metodologia nuova e fede sono i pilastri della nostra azione 2014.

–        Naman Nkishu (la cultura dei pastori). Abbiamo formato un gruppo di riflessione e di dialogo composto da 14 uomini e donne adulti di ogni ceto e fede religiosa che si chiama appunto Naman Nkishu. E’ una Task force per approfondire la cultura locale, i grandi problemi presenti nella comunita’ e per trovare insieme con gli anziani, con le donne e con i moran (guerrieri) delle risposte concrete ai problemi sopra enunciati : Aids, bevande illecite e ubriacanti (chang’aa), aborto, culto dei morti, scuola, bambini ecc..Abbiamo incontrato diversi gruppi nella vasta area della Missione. Ci hanno accolto con grande interesse.

–        I Wazee (gli anziani). Su questa spinta del Naman Nkishu, con i Catechisti di ogni zona noi come Missione abbiamo organizzato un incontro con gli anziani in tutte le 28 oustations.

Dopo tanti anni di presenza missionaria la loro assenza quasi totale era un problema.

Cosi’ abbiamo potuto incontrare da gennaio a marzo 537 anziani che per la prima volta hanno ascoltato un messaggio diverso: non politico, non economico e di progetti ma di formazione e ricostruzione della loro vita nella dignita’ di ogni persona (Nkanyit), presentando i problemi reali come detto sopra, facendo conoscere il piano di Dio (Nkai) che si e’ manifestato per tutti gli uomini nel Figlio Gesu’ Cristo. Abbiamo offerto loto il the’ e il tabacco tipico come segno di amicizia. Siamo felici e orgogliosi perche’ l’accoglienza e l’ascolto che abbiamo avuto sono stati senzazionali. Dio e’ immenso…

  • Grazie a tutti voi che ci siete vicini e ci accompagnate.
  • Grazie per le vostre visite, interesse e comunicazione con cui divenite partecipi.
  • Grazie per il dono delle vostre offerte e contributi per i poveri e per le altre opere.
  • Grazie perche’ sta nascendo a Wamba una comunita’ piu’ umana e giusta.
  • Grazie per il dono dell’amicizia e affetto che ho sentito in questo tremendo evento di vita che mi ha cambiato, rivoltato, scardinato ma riempito di tanta pace e speranza per offrire in un modo nuovo il mio contributo di vita alla missione.

Ho chiesto a Dio Signore che mi conceda di tornare presto presso questo popolo e di avere ancora tanto tempo per essere con i miei compagni e collaboratori “fiaccola che si sa muovere in mezzo agli uomini, accompagnandoli nel loro insidioso cammino” ( Papa Francesco).

Questo sito memorizza alcuni dati del browser con cui stai navigando. Questi dati sono utilizzati per fornirti una migliore esperienza di navigazione e meglio analizzare l\'uso del sito. In ottemperanza alle norme europee sulla privacy (GDPR) puoi rifiutare la raccolta di questi dati. In tal caso memorizzeremo sul tuo dispositivo un cookie valido un anno per ricordare la tua scelta. Accetto, Rifiuto
443